Non mollare Caterina, di Renato Campinoti - Recensione di Sara Renda

“Non mollare Caterina” di Renato Campinoti   ed. Porto Seguro, 2019

In questo primo romanzo dell’autore Renato Campinoti incontriamo di nuovo Caterina, la bella poliziotta che abbiamo già imparato a conoscere in precedenti racconti.

Decisa, volitiva ma soprattutto accesa sostenitrice dei diritti dei più deboli, Caterina ci conduce in una serie di indagini che scavano nei drammi del nostro tempo: pedofilia, violenza contro le donne, corruzione.

Lo scenario non è semplice, i misteri da risolvere si accavallano, e quando anche gli affetti più importanti di Caterina vengono messi in pericolo, la tentazione di mollare è forte. Ma qui entrano il gioco sia il carattere determinato e forte della protagonista, sia i personaggi che le ruotano attorno e che in un certo modo ne sostengono il cammino.

Oltre al suo compagno, nel lavoro e nella vita, Matteo, incontriamo il suo Capo, il vicequestore Martelli, integerrimo tutore della legge, personaggio tratteggiato sia sul versante professionale sia su quello umano, nel rapporto con Marta, agente del RIS che gli ridà la voglia di tornare ad amare. E poi le vittime e i carnefici, che stendono una pennellata da vero noir sul romanzo, avvincente labirinto di enigmi da risolvere.

Forse, tuttavia, il personaggio che spunta dall’intreccio e che ci fa maggiormente affezionare alla sua natura arguta, sensibile e sagace è l’anziana Cesira, imprevedibile aiutante positiva, capace di indirizzare sulla via giusta le indagini di Caterina. Si intuisce la profonda esperienza, maturata negli anni, di questa anziana signora, esperta del mondo ma ancora capace di entusiasmi giovanili.

I misteri, non vi diciamo come, ma vengono risolti. Rimane lo scenario, realistico e a tutto tondo, di una Firenze conosciuta e amata, non solo nelle sue zone bene, patinate e lussuose, ma nelle vie di periferia, ai margini di una società che non regala niente e i cui valori sono spesso distorti dalla mercificazione, dalla corruzione se non addirittura dalla perversione umana.

Renato esplora, con impietoso realismo, i meandri degli inconfessabili vizi di professionisti apparentemente pilastri della società, pronti a tutto pur di ottenere i loro scopi osceni e patologici. L’autore compie un’operazione narrativa interessante, alternando la focalizzazione e mostrando ai lettori anche il punto di vista del Male, in un rovesciamento di prospettiva che dà voce alla malvagità umana.

Un contrasto che dà spessore e consistenza al tessuto del romanzo. Narratore onnisciente, Renato se ne sta però ben  nascosto, preferendo gestire con abilità teatrale le vicende di Caterina, che si muove con andatura provocante tra le pagine del suo libro.

Conosceremo anche gli antefatti, le ragioni che hanno spinto la giovane e brillante poliziotta, caratterizzata da una bellezza non comune, a schierarsi dalla parte dei difensori della legge.

Un personaggio a tutto tondo, ben definito e ampiamente sviluppato. Ma in qualche modo, tutti gli attori della vicenda di questo movimentato romanzo si fanno ricordare e danno senso alla scrittura. Emerge, più di tutto, la profonda conoscenza che l’autore ha del sociale, delle fragilità umane e soprattutto si avverte che Renato Campinoti non rimane indifferente rispetto al degrado della società e ai drammi che ne conseguono, ma in qualche modo, grazie alla scrittura, vuol dare il suo fattivo contributo e quindi, di fatto, si schiera dalla parte della sua bella e decisa Caterina.

Nel romanzo, vengono scandagliati anche i rapporti familiari tra genitori e figli, spesso conflittuali, non facili, ma segnati dal profondo amore che può riuscire a ristabilire i ruoli e a risolvere i problemi  convivenza tra generazioni .

Nel contempo, leggiamo di famiglie snaturate, in cui i figli non sono che merce da vendere a caro prezzo.

 L’universo tratteggiato dall’autore è vario e composito come lo è la vita.

Realistico, ma anche romantico. Duro e brutale, ma anche sensibile e gentile, il mondo di Caterina rispecchia il nostro tempo:  difficile e contraddittorio, ma  non ci nega la speranza, legata soprattutto ai sentimenti e alla solidarietà.

Quindi, gli ingredienti avventurosi di un intreccio che non ti permette di mollare il libro, parafrasando il titolo dell’opera, sono impreziositi dal valore dell’implicito messaggio: c’è ancora chi crede nell’essere umano, chi sa scegliere la parte giusta, chi non si arrende.

Un invito a non cedere e a credere ancora nei valori umani e nella società, certo non perfetta, ma per la quale vale la pena di impegnarsi a fondo, con la passione di chi odia l’indifferenza e vuole dare il proprio contributo.

Immagine in prima pagina
Tipo di attività