J.K. Rowling - La saga di Harry Potter - di Silvia Cioni

J.K. Rowling - La saga di Harry Potter

 

Nel 1997 in Inghilterra apparve il primo romanzo di una sconosciutissima esordiente: Harry Potter and the Philosopher’s Stone, ben presto tradotta in Italia come Harry Potter e la Pietra Filosofale.

Era l’inizio di un fenomeno letterario destinato a rivoluzionare la stessa idea di “narrativa per ragazzi” e di un successo senza precedenti. Partita in sordina, la valanga dei sette romanzi di Harry Potter si ingigantì anche con l’aiuto degli otto film che da quei romanzivennero tratti e non ha ancora esaurito i suoi effetti: quei libri sono tuttora molto richiesti dai ragazzi e apprezzati dagli adulti. Non è possibile avere dati sicuri, ma le vendite nel mondo si contano in centinaia di milioni di copie e si è perfino parlato di “generazione Harry Potter” per indicare quei ragazzi che negli anni di pubblicazione della saga (1997-2007) avevano tra i sei e i vent’anni.

Quella che segue è la recensione dei sette romanzi, uno per uno.

 

1 - Harry Potter e la Pietra Filosofale (1997)

 

L’inizio della storia è noto: Harry è un povero orfanello, allevato malvolentieri dagli zii e tenuto a dormire in un sottoscala insieme ai ragni. Un giorno però arriva una lettera, e Harry scoprirà di essere un mago figlio di maghi, destinato sin dalla nascita a frequentare la scuola di magia di Hogwarts, e di essere famosissimo perché già all’età di un anno ha compiuto qualcosa di memorabile sconfiggendo il terribile mago Voldemort...

 

Il primo romanzo della memorabile serie di Harry Potter è perfettamente consapevole di essere il primo di una serie di sette libri collegati in armonico seppur complesso intreccio, ed è scritto in buona parte al servizio dei sei che verranno; nello stesso tempo riesce anche ad essere un perfetto Libro Per Ragazzi: edificante, altamente educativo e del tutto rassicurante per qualsiasi occhio adulto. 

Dentro c'è un po' di avventura - né troppa né troppo poca, esattamente la dose giusta per dei ragazzi di undici anni (che al momento è l'età dei protagonisti).

Abbiamo dunque un eroe undicenne di buon carattere, simpatico ma anche molto rispettoso verso gli Adulti Meritevoli, un ragazzino figlio di ricca e prestigiosa famiglia a nome Drtaco Malfoy che gioca a fare il bulletto del college, un variegato campionario di insegnanti, tra cui un inspiegabilmente ostile prof. Piton, una fantastica atmosfera Old England che da sola vale il prezzo del volume;  ma soprattutto c'è il grande, grandissimo Silente, preside perfetto e onnisciente, che tutto sa, tutto vede e tutto prevede, sorvegliando a garbata distanza Harry e i suoi due amici, Ron e Hermione.

Ne viene fuori una storia dall'apparenza semplice ma dall'ambientazione ricca e molto accurata, narrata senza alcuno sforzo apparente (perché una delle grandi caratteristiche della Rowling è che che si lascia leggere con una facilità impressionante).

Impariamo a conoscere Hogwarts, castello dalle scale semoventi e dagli infiniti corridoi, circondato da una Foresta Proibita dove si può trovare assolutamente di tutto, dove si arriva con un treno dall’apparenza normalissima, salvo il fatto di partire da un binario che non esiste e avere l’aspetto di un treno di fine Ottocento; dove gli studenti portano lunghi mantelli neri, cappelli a punta e cavalcano manici di scopa e le decorazioni di Natale  sono magiche, dove un cappello cencioso decide a che casa assegnarti e dove il cibo è sempre ottimo e abbondante.

Nemmeno il tempo di abituarti a tutte queste novità e ZAC, il libro e il primo anno di scuola sono finiti.

 

2 - Harry Potter e la Camera dei Segreti (1998)

 

Ed eccoci al secondo volume, anch'esso assai ricolmo di valori educativi: c'è  la storia della ragazzina troppo insicura e fragile che consegna ad un misterioso diario le sue ansie - e il diario le ingoia e le risponde racconfortandola, ma sulle sue pagine non resta traccia di quanto scritto. Un oggetto inquietante, nel complesso, ma la povera piccola non se ne rende conto: si sa, un adolescente insicura cade facilmente vittima delle peggiori frodi.

Scopriamo poi che nella società dei maghi esiste un vena di razzismo verso i mezzosangue (maghi o streghe figli di un genitore magico e uno babbano) e ancor più verso gli schifosi sanguemarcio, ovvero maghi e streghe nati in una famiglia babbana, com’è il caso di Hermione che, a partire da questo volume, Draco Malfoy comincia a insultare così nelle moltissime occasioni in cui la ragazza si dimostra più brava e capace di lui come strega.

Queste forme di razzismo andavano molto di moda ai tempi di Voldemort, ma dopo la sua caduta sono considerate del tutto inappropriate da usare in pubblico da un mago per bene.

Il problema tuttavia si ripresenta davanti a una strana minaccia che riaffiora improvvisamente, ovvero la misteriosissima Camera dei Segreti, creata (forse, sembra, si sussurra) da Salazar Serpeverde, uno dei fondatori di Hogwarts che sul finire della vita mostrò chiari segni di una fissazione sul tema della purezza del sangue.

Questa Camera dei Segreti, che nessuno è mai riuscito ad individuare, custodirebbe qualcosa di misterioso e mostruoso nonché molto pericoloso, che a suo tempo diede un sacco di problemi ma si credeva che fosse stato eliminato.

Per un insieme di circostanze casuali, pregiudizi e sindrome di "Dagli all'untore" Harry si ritrova al centro dei sospetti e passa una buona parte del libro scansato come un lebbroso, via via che una serie di persone, animali ed entità varie si ritrovano... pietrificati, anche se non in modo definitivo, per fortuna.

Harry affronterà nel più coraggioso dei modi il mostro della Camera dei Segreti, aiutato dalla fenice Fawkes, che è l'animale da compagnia di Silente ed entra in scena solo quando qualcuno mostra grandissima lealtà verso di lui.

Entra in scena anche l’elfo domestico Dobby, destinato ad introdurre una tematica sociale di grande rilievo: perché i maghi sono razzisti, sì, ma - scopriremo più avanti - hanno anche una discreta tendenza allo schiavismo. Non proprio dei santi, insomma. E hanno anche un ministro della Magia (che è un po' il capo della comunità magica inglese) dallo splendido nome di Fudge, ben tradotto nella prima edizione in Caramell, che nella sua prima e brevissima comparsa si mostra, come annuncia il suo nome, molto budinoso con i forti ma che più avanti scopriremo anche essere assai prepotente con i deboli.

In più compare anche una bella spada d'argento, decorata con grossi rubini cabochon.

Il lettore trova la vicenda interessante e ben costruita, si emoziona sul finale ma si domanda pure che senso abbia mettere a confronto Harry non tanto con Voldemort, quanto con un suo ricordo di giovinezza (scopriremo poi che di senso ce n'è parecchio); comunque l'elfo domestico viene liberato, il guardiacaccia Hagrid riabilitato e la Foresta Proibita mostra di avere ancora molto da raccontare (e da mordere).

 

3 - Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (1999)

 

Il terzo libro è quello della svolta per i lettori, che leggendolo scopriranno se sono  potteriani o no: se alla fine dell'ultima pagina graffiate le pareti e date in escandescenze perché volete leggere il seguito subito, qui, immediatamente!, allora adorerete il seguito. Se invece chiudete il terzo volume di quella che è una gradevole o tollerabile lettura e nessun senso di entusiasmo o di attesa pervade il vostro cuore, allora conviene davvero che abbandoniate il coraggioso esperimento, smettiate di perdere tempo e vi dedichiate a letture o passatempi più consoni ai vostri interessi, ché la vita è breve e il tempo sprecato non torna più indietro (tranne che in questo libro, in effetti).

Il Prigioniero è un romanzo meno rassicurante dei due precedenti: la società dei maghi mostra parecchie crepe e i ragazzi riescono a far quadrare i conti alla fine solo infrangendo una quantità davvero notevole di regole e di leggi.  Nel lettore inizia a insinuarsi il dubbio che forse  quel mondo magico non è poi così meravigliosa come sembrava la sera del primo banchetto di inizio anno.

La prima enorme crepa naturalmente sono i Dissennatori: esseri decisamente demoniaci, che si nutrono di felicità e buoni sentimenti umani. La prigione dei maghi inglesi (Azkaban, un isoletta spersa nei mari del Nord) è sorvegliata da costoro. Adesso che un detenuto è scappato, si sono messi a cercarlo. 

Naturalmente l'ultimo posto sulla faccia della terra dove simili creature dovrebbero stare, che cerchino o meno un prigioniero, è un college strapieno di fanciulli in fiore, ma si dà il caso che tutti siano convinti che l’evaso voglia attentare alla vita di Harry Potter. Solo con grande difficoltà Silente riesce a gestire queste scomodissime e talvolta incontrollabili presenze, che disapprova completamente ma che non può evitare. In compenso il ministro Fudge ha ampia possibilità di mostrare la sua mancanza di spina dorsale davanti ai potenti esibendo il celebre adagio “Occorre dare un segnale”. Che importa se per dare il segnale si imprigiona un innocente?

Inoltre, tutti sono molto preoccupati e protettivi con Harry ma nessuno gli spiega niente, però lui è ancora molto fiducioso negli Adulti Autorevoli e non insiste più di tanto - anche perché riceve ben presto un aiutino per cavarsi la curiosità da solo.

 

Il romanzo è in realtà proiettato verso il passato: non solo verso la notte in cui Harry riuscì misteriosamente a sconfiggere Voldemort, alla tenera e inconsapevole età di un anno, ma ancora più indietro, verso i tempi della giovinezza dei suoi genitori, quando suo padre era allievo di Hogwarts e si era fatto un po' di amici: un adorabile, piccolo gruppo di  ragazzi incoscienti ma tanto simpatici (anche se non al professor Piton) e  davvero molto bravi negli studi. Dentro la storia di questo gruppetto però è scritta la tragedia della famiglia Potter, e se molto viene detto su di loro, ben altro resta da dire per i libri futuri.

Infine: tutti i romanzi di Harry Potter presentano almeno una sorpresa nel finale. A partire dal terzo volume queste sorprese diventano davvero notevoli, spiazzando regolarmente il lettore nonostante i tanti piccoli indizi abilmente seminati e ancor più abilmente nascosti . Dietro l'apparenza da impeccabile giallista inglese Rowling gioca decisamente sporco, con una tecnica degna di Agatha Christie - ed è quindi opportuno avvisare il lettore che il fatto che un personaggio sia presente dal primo libro in un ruolo del tutto tranquillo non lo rende necessariamente innocuo.

La storia finisce nel complesso abbastanza bene: chi è innocente si salva, Voldemort non compare in scena (ma sappiamo che è dietro le quinte ad aspettare) e Harry ci guadagna un padrino che non sapeva di avere anche se perde il suo professore preferito per colpa dei pregiudizi del mondo magico - perché il mondo magico pullula di pregiudizi per ogni dove, come stiamo scoprendo un po’ per volta.

 

4- Harry Potter e il Calice di Fuoco (2000)

 

"Harry Potter vuole davvero essere un normale mago di quattordici anni. 

Ma, sfortunatamente, Harry non è normale - nemmeno come mago. E stavolta la differenza può essergli fatale".

Per una volta nella storia dell’editoria italiana, assistiamo al gran miracolo di un risvolto di copertina che parla effettivamente di quel che racconta il libro, e lo fa come meglio non si potrebbe.

 

E’ l'ultimo anno in cui Harry accetta le cose come vengono, affidandosi con totale fiducia agli adulti  che stima; ma tanta fiduciosa fiducia culminerà in un disastro. 

Per la prima volta il volume non si apre con Harry che si annoia dai Dursley ma in un paesello di campagna dove c'è una villa un po' abbandonata ma anche qualche strana creatura che...

Più avanti abbiamo la solita tumultuosa partenza dalla casa degli zii, la finale della Coppa del Mondo, un paio di giorni in campeggio, un impeccabile viaggio sull'Hogwarts Express, la notizia del Torneo Tremaghi, l'arrivo delle delegazioni delle due scuole straniere, un nuovo e interessante insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure, tanto colore locale... Tutto procede a meraviglia fino a pagina 233, quando dal Calice di Fuoco esce il nome del quarto concorrente del Torneo Tremaghi. Da quel momento la vita di Harry si trasforma in un letto di spine e una costante malinconia (spesso accompagnata da una notevole ansia che facilmente si trasforma in paura) lo accompagna lungo una serie di esperienze decisamente agre, tra cui una grossa crisi col suo migliore amico Ron.

I momenti più difficili per Harry tuttavia arriveranno alla fine dell’ultima prova del torneo, quando tutto sembrerebbe ormai sistemato nel migliore dei modi; stavolta né Silente né nessun altro riusciranno a rimediare l’irrimediabile: i morti resteranno morti, e i vivi rimarranno vivi, per quanto ingiusta possa essere la situazione. Anche se il libro si chiuderà in un atmosfera di dolce rassegnazione il volume successivo ci mostrerà un protagonista molto più spigoloso di quel che abbiamo conosciuto finora.

I ragazzi cominciano a crescere e l’amore, talvolta ingannevole, talvolta nascosto, quasi sempre complicato, turba spesso la serenità dei loro giorni. Per Hermione, che dei tre è la più portata ad analizzare le situazioni, arriva però anche il momento della presa di coscienza politica: la triste e degradata condizione degli elfi domestici - convinti dai maghi grazie ad un abile lavoro di lavaggio del cervello ad apprezzare la loro sottomissione - sarà uno dei temi portanti anche neli libri successivi, dove spesso saranno proprio gli elfi domestici a fare la differenza; ma alla giusta indignazione di Hermione tutti risponderanno ridendo “A loro piace così!” trovando la questione del tutto insignificante.

Tutti, tranne Silente; che non viene mai interpellato sull’argomento ma che, scopriremo, ha offerto condizioni di lavoro molto dignitose all'unico elfo domestico che gli ha chiesto di essere pagato ed avere dei giorni liberi. Troppo dignitose, in effetti, e l'elfo le ha assai ridimensionate prima di accettare.

 

Anche in questo romanzo continua la ricostruzione del passato e impariamo com'è stato il tempo delle purghe dopo la scomparsa di Voldemort: indagini decisamente spicce, processi sommari, esecuzioni capitali come se piovesse, lacerazioni profonde anche dentro le singole famiglie - insomma, scopriamo che, una volta sconfitti i cattivi, i buoni non sempre si sono dimostrati molto buoni; veniamo poi a sapere che Piton è stato in passato un Mangiamorte, anche se cambiò idea all'ultimo momento, e che in tanti raccontarono ai vari tribunali che erano passati al Lato Oscuro perché costretti dalla maledizione Imperius e qualcuno di loro venne anche creduto - i Malfoy, per esempio - ma soprattutto che, anche se sono passati tredici anni, molte ferite sono ancora aperte.

Impariamo poi che il laghetto vicino ad Hogwarts contiene anche lui la sua buona parte di creature stravaganti e pericolose, e scopriamo che il mondo dei maghi è soggetto come il nostro, né più né meno, ai piaceri e ai danni della stampa scandalistica, qui rappresentata da uno dei più grandi personaggi della saga: Rita Skeeter. Abbiamo inoltre la possibilità di conoscere meglio sia Voldemort che il suo indispensabile serpente da latte (?!?) Nagini.

Scopriamo inoltre uno degli oggetti magici più importanti della saga, ovvero il Pensatoio di Silente: un bacile di pietra con sopra incise molte rune, pieno di una sorta di gas liquido, dove si possono travasare ricordi dalla propria o dalle altrui teste e riguardarli. 

 

5 - Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2003)

 

Il quinto libro è stato il più atteso fra tutti: abituati a ricevere puntualmente un libro all’anno i fan si ritrovarono in sospeso nel punto più critico della saga per ben tre interminabili anni, mentre intorno a loro il mondo intero sembrava letteralmente impazzito per tutto ciò che riguardava Harry Potter - anche perché nel frattempo erano arrivati i primi due film che rilanciarono i libri che rilanciarono i film - e insomma furono anni in cui l'unico modo per non sentir parlare di Harry Potter era rifugiarsi da soli in una stanza insonorizzata, senza televisione, radio, Internet né giornali di qualsiasi tipo.

E’ il romanzo più lungo e complesso, ma anche il più doloroso: la storia di un adolescente abbastanza confuso e molto preoccupato, circondato da adulti che desiderano in tutti i modi proteggerlo e per farlo si appigliano allo stupidissimo partito di tenerlo il più possibile all'oscuro di quel che succede intorno a lui. Per il suo bene, naturalmente.

E siccome il più convinto che Harry vada protetto con l'ignoranza è il grande, infallibile, astutissimo e accortissimo Silente, anche quelli che non condividono appieno questa linea di pensiero - Sirius Black, Lupin, il signor Weasley - non osano opporsi. Strano ma vero, tutti sembrano convinti che non dare risposte ad Harry sia un buon modo per placarne l'inquietudine. E, ancor più strano ma ancor più vero, nemmeno ai coniugi Weasley, che pure hanno sette figli tra cui Ron, viene in mente che un gruppo di adolescenti ricolmi di domande senza risposta cercheranno di procurarsi queste risposte a qualsiasi costo, specialmente se nel gruppo ci sono i due gemelli Fred e George; e che le risposte ottenute di straforo possono essere talvolta incomplete o ingannevoli, e  potrebbero perfino complicare ulteriormente la già complicatissima vita di Harry.

Il quale Harry, per forza di cose, passa un anno orribile in uno stato d'animo ancor più orribile che lo porta perfino a litigare con Hermione e Ron (che, poverelli, sono talmente preoccupati per lui che non hanno né tempo né energie da dedicare ad eventuali litigi tra loro. Si rifaranno nei libri successivi) e potrebbe essere agevolmente raffigurato come una pentola a pressione con la valvola che fischia in continuazione ma senza nessuno che spenga il fuoco e faccia uscire il vapore: perseguitato da incubi e sogni ricorrenti, messo sotto accusa in un processo palesemente truccato, circondato da persone ben intenzionate che si rifiutano di spiegargli qualsiasi cosa, sistematicamente evitato da Silente che lo scansa peggio di un appestato, scansato parimenti anche da buona parte dei suoi compagni in virtù di un’abile campagna stampa che lo descrive come un ragazzo psicolabile con forti disturbi della personalità, preso di mira dalla prof. Umbridge - che oltre ad essere di un antipatia mortale ha uno spiccato gusto verso le punizioni sadiche - addirittura allontanato dal suo amatissimo Quidditch... e perfino costretto suo malgrado a condividere stati d'animo, sentimenti e financo scene di vita non molto quotidiana con Lord Voldemort attraverso uno spiacevolissimo legame telepatico.

Proprio con l'idea di spezzare questo increscioso legame Silente ha una pensata che peggiora vieppiù la vita ad Harry e decide che, per imparare a chiudere la sua mente a Voldemort, il povero ragazzo dovrà prendere lezioni di Occlumanzia nientemeno che... dal prof. Piton, ovvero la persona meno disponibile nei suoi confronti dopo la Umbridge tra le mura di Hogwarts. 

Che succede in un corso di studi in cui l'insegnante non vuole insegnare e l'alunno non vuole imparare?

Niente, che domande. Non succede proprio niente.

Anzi no, qualcosa succede: per la prima volta Harry riesce a scrutare tra i ricordi del suo antipaticissimo insegnante. Non era un privilegio cui avesse mai minimamente aspirato e non vi trova alcuna dolcezza, anche perché uno di questi ricordi contiene informazioni che lo costringono a rivedere pesantemente l'immagine idilliaca che si era fatto di suo padre e dei suoi amici.

Tuttavia, a sorpresa, sarà proprio Piton, a cui Harry chiede infine aiuto non avendo assolutamente altra alternativa, che riesce a salvare la situazione e ad impedire che il libro si chiuda con un completo disastro.

 

Nel corso dell'anno Silente sbaglia praticamente tutto con Harry; dobbiamo però dargli atto che durante tutto questo tempo si trova costantemente in precario equilibrio sul filo di una spada: non solo deve gestire l'Ordine della Fenice, ovvero l'associazione segreta di resistenza contro Voldemort di cui è a capo, ma deve continuamente evitare le insidie del Ministro della Magia che gli è apertamente ostile in base alla balordissima convinzione che non ci sia alcun Voldemort di cui tenere conto e che Silente abbia ordito una grandiosa macchinazione per togliergli da sotto i piedi il suo amato Ministero.

Per tutto il libro assistiamo così ai tentativi del Ministro di screditare Silente e strappargli il dominio su Hogwarts: la Umbridge è arrivata lì  soprattutto per esautorarlo e prenderne il posto, perché di lei il Ministro si fida (dimostrando con ciò di essere un idiota di lungo corso). Silente non si arrende senza combattere, ma ad ogni capitolo è costretto a lasciare nelle mani della Umbridge una quota maggiore di potere, almeno in apparenza. Tuttavia sarà lui che vincerà la guerra e buona parte delle battaglie, pur dovendosi rassegnare a perdere all'apparenza qualche piccolo scontro, e Hogwarts dimostrerà con i fatti di riconoscere solo e soltanto lui come Preside: per il breve tempo della sua presidenza la Umbridge dovrà accontentarsi del suo ufficetto foderato di gattini alienati, da dove emanerà grandiosi proclami che gli alunni riusciranno sempre ad eludere, mentre l'ufficio di Silente resterà inviolabile per lei; e nemmeno il lettore sa dove va Silente in quei mesi, ma sa che nel frattempo i misteriosi strumenti di Silente saranno impeccabilmente riparati e ben presto ricominceranno a sbuffare, ronzare e girare (né mai nessuno ci ha spiegato cosa sono e cosa fanno. Roba troppo magica per noi, immagino).

Nel frattempo, com'è giusto, gli studenti organizzano giusto sotto il naso della Umbridge un corso autogestito di Difesa contro le Arti Oscure, aiutano Harry a parlare via caminetto con questo e con quello, testano le più strane merendine per scansare le lezioni sgradite, leggono nemmeno troppo di nascosto pubblicazioni assolutamente proibite e ultravietate... insomma, imparano ad affinare nel migliore dei modi le loro capacità onde scansare i divieti, e ciò da solo basta a dimostrare che l'autrice conosce assolutamente tutto quel che c'è da conoscere sia della scuola che degli adolescenti.

La scena conclusiva del libro dura circa centocinquanta pagine e comprende un complesso itinerario che va dalla Foresta Proibita al Ministero della Magia a Londra fino alla Presidenza di Hogwarts, dove Silente fornirà ad Harry una doverosa serie di scuse e di spiegazioni, alcune anche piuttosto complesse. Scopriremo così il Gran Segreto da cui tutti hanno tentato di proteggere Harry e molte altre cose ancora, e dopo la spiegazione Harry sarà ancora più inquieto che all'inizio del libro. Solo  l'intervento di Luna Lovegood gli indicherà la strada per accettare quel che è stato e quel che potrà essere in futuro.

E’ un romanzo eccezionalmente denso e ricco, il più lungo della serie ma anche il più complesso. I temi dell’adolescenza, della scuola, del potere, della crudeltà, della fiducia e della morte si intrecciano e si rincorrono senza tregua e incontriamo qui alcuni tra i più grandi personaggi della saga: Dolores Umbridge - rosposa, antipatica come il mal di denti, crudele senza grandezza, prepotente senza autorità, strega di scarso valore ma  imbottita di pregiudizi razziali di ogni genere e tipo e assai modesta di cervello e dunque pericolosa anche peggio di Voldemort, oppure la meravigliosa Luna Lovegood, adorabile studentessa capace di vedere al di là delle apparenze, impossibile da sorprendere, molto gentile ma sincera in modo spiazzante; il tenebroso elfo domestico Kreacher, i meravigliosi thestral; e abbiamo occasione di conoscere, almeno in parte, il Ministero della Magia, con tutti gli intrighi che da sempre caratterizzano un ministero ma una componente magica (e talvolta mortale) di cui molti dei nostri ministeri babbani per fortuna mancano completamente. Anche Hogwarts ci sorprende con effetti speciali grazie alla sua meravigliosa Stanza delle Necessità, che avremo presto modo di reincontrare.

 

6 - Harry Potter e il Principe Mezzosangue (2005)

 

Il sesto volume è forse quello che può lasciare più perplessi. Giunti alla fine si ha persino l’impressione che l’impalcatura della storia centrale sia un po’ fragilina, nonostante il finale con i soliti fuochi d’artificio. Ci fu anzi chi suggerì che non andasse considerato un libro autonomo, bensì la prima parte del volume finale. A tutt'oggi mi sembra una buona teoria.

Si parte alla grande: Voi-sapete-chi è ufficialmente tornato e le conseguenze ricadono anche sugli incolpevoli babbani. Così il Ministero della Magia decide di mettere al corrente dei fatti il primo ministro inglese, in un capitolo dal contenuto assai drammatico ma che è forse la cosa più divertente che J.K. Rowling abbia scritto, e dove la tentazione di identificare lo sventurato primo ministro in questione con Tony Blair (cosa impossibile, perché secondo la cronologia ufficiale della saga sarà eletto solo la primavera successiva) è davvero irresistibile. Si chiude alla grande con il più struggente dei funerali, che ha fatto versare fiumi di lacrime ai lettori.

In mezzo il libro è quasi completamente dedicato ai Serpeverde: le disavventure della famiglia Malfoy, compreso Draco che per tutto il romanzo va su e giù, fa cose, vede gente e si interessa di fotografia ma senza dar l’aria di combinare granché fin quando ci accorgiamo che stava invece combinando parecchie cose; il professor Piton, che sta chiaramente conducendo un pericolosissimo doppio gioco senza che il lettore riesca a capire a favore di quale parte, comportandosi sempre in modo da lasciare aperte entrambe le possibilità; il nuovo insegnante Horace  Lumacorno, che porta sulle sue tonde spalle il peso di rappresentare la parte migliore dei maghi Serpeverde, quelli cioè interessati allo studio dei risvolti più oscuri del mondo magico ma non a praticare la magia nera; un misterioso R.A.B. di cui in realtà abbiamo già sentito parlare e un ancor più misterioso Principe Mezzosangue che scrive un sacco di cose interessanti a margine dei suoi libri di testo - e anche di lui abbiamo già sentito parlare, oh sì.

Ma soprattutto Voldemort: grazie al Pensatoio di Silente e a una interessante collezione di ricordi da lui raccolta dopo lunghe e accurate indagini conosciamo così la sua famiglia di origine (discendente da parte di madre da Salazar Serpeverde in persona, niente di meno. Peccato che nel corso delle generazioni certe caratteristiche si siano un po' annacquate) poi da bambino e da ragazzo, quando era ancora Tom Riddle e infine quando decide di perfezionare una tecnica molto antica e molto nera per mettersi al riparo da certi rischi.

Tra tanto sfarfallare di drappi verdi con serpi d’argento Harry passa un anno  piuttosto tranquillo e impara non soltanto come fare ottime pozioni, ma anche un arte per cui non sembrava affatto portato: quella di manipolare le persone con garbo e dolcezza - all'inizio del libro applicandola in modo istintivo, poi via via con sempre maggior consapevolezza e determinazione: convincendo l'insicurissimo Ron di avergli dato un piccolo aiuto per superare le sue difficoltà, riuscendo a estorcere a Lumacorno il suo ricordo più importante... e infine nella prova più dura, quando a forza di blandizie e di bugie convince un Silente ormai in preda al delirio a bere fino alla fine  una terribile pozione, obbedendo così all'ordine più difficile da eseguire che questi gli abbia mai dato - perché Harry, come dichiarerà più volte con orgoglio, è prima di tutto un uomo di Silente.

Ognuna di queste manipolazioni non è solo fatta a fin di bene ma è indispensabile per risolvere una situazione molto delicata e viene attuata senza vera frode né peccato - perché Harry è un Grifondoro fino al midollo e la sua anima è  talmente limpida da permettergli di uscire emotivamente indenne perfino da quella palude malsana che è la manipolazione altrui; e infatti rifiuta decisamente di collaborare con il nuovo Ministro nel manipolare l'opinione pubblica per rassicurarla - ben due volte, con ottimi argomenti.

Nel corso dell'anno Harry e Silente sono molto vicini, e passano gran tempo a conversare: della profezia, di Voldemort, del libero arbitrio... e degli Horcrux, che saranno la chiave di volta dell'ultimo libro (scopriamo di averne già conosciuto uno, e un altro ci occhieggia con fare noncurante per tutto il romanzo).

Seguiamo da vicino e da lontano un bel po' di storie d'amore: accennate, sognate, controverse, abortite, rinviate, ricordate... e qualcuna anche portata a buon fine. Ma  scopriamo anche l'esistenza dei filtri d'amore, che funzionano, almeno per brevi periodi, e invecchiando aumentano di efficacia.

Il finale, oltre al consueto scioglimento di una parte degli enoigmi esposti nel corso della storia, offre un colpom di scena a cliffhanger che lascia i lettori brutalmente spiazzati - perfino un po’ orfani, verrebbe da dire.

 

7 - Harry Potter e i Doni della Morte (2007)

 

L'esasperante attesa dell'ultimo libro fu accompagnata dalla Grande Domanda "Harry sopravviverà alla fine della storia?". 

Normalmente solo qualche bambino ancora assai inesperto del viver mediatico si sarebbe posto un interrogativo del genere: si sa che nel fantasy per vecchia tradizione i buoni vincono e poi vivono felici e contenti. J.K.Rowling aveva però già dimostrato più volte una deplorevole tendenza a fare come le pareva, e soprattutto aveva la mano assai pesante con i morti: nella serie del maghetto si moriva facilmente, senza troppi preamboli e senza alcun riguardo per la tua posizione araldica, sociale o narratologica - ed è noto che alla fine di una storia il protagonista non serve più. Harry Potter era protetto dal potentissimo Incantesimo del Titolo per tutti i sette libri, perché gli editori non potevano sperare di uscire vivi dando alle stampe un libro intitolato "Harry Potter e il gran dolore causato dalla sua morte" ma, finita la saga, diventava  sacrificabile né più né meno degli altri. E non valeva nemmeno dire "Sì, ma dài, nei libri per ragazzi non si fa" perché giusto un paio di anni prima la trilogia di Bartimeus si era appunto chiusa con la morte di uno dei personaggi principali, ed era proprio letteratura per giovani adulti.

Per i lettori italiani comunque i dubbi furono fugati ancor prima dell’uscita del libro in inglese dal TG2 che provvide ad informarci che sì, Harry sarebbe sopravvissuto - con grande indignazione della collettività non già perché Harry sopravviveva (che era anzi una cosa che ci faceva moltissimo piacere) ma per uno spoiler decisamente fuor di ogni regola.

Dunque Harry sopravvive, e sopravvivono anche Hermione e Ron, ma non ha senso spiegare come faccia perché comunque Rowling lo spiega molto meglio di come potrei mai fare io; e in effetti di tutto questo libro si può raccontare veramente poco, perché ogni singola pagina è legata al finale, e il finale è talmente lungo e complesso che tanto vale leggersi direttamente il libro, che tra l’altro è scritto benissimo.

Stavolta la struttura è diversa dal solito: anche se all'inizio come sempre troviamo Harry prima dagli zii e poi dagli Weasley non c'è la consueta atmosfera paciosa e un po' claustrofobica. E' una vicenda di guerra, ambientata in un paese in guerra (la guerra turberà persino il matrimonio che apre il volume) e dunque prima di tutto una storia di fuga. Niente Hogwarts fino alla fine, e gran parte dell'anno trascorrerà in un continuo inseguimento dei tre ragazzi, che a loro volta inseguono gli imprendibili Horcrux, all’inizio  senza nemmeno conseguire dei grandi risultati. 

E' un romanzo immerso nella paura: i Mangiamorte e i servi dell'Oscuro Signore sono dappertutto e tutti i maghi che non sono purosangue (cioè di purissima discendenza magica) sono duramente perseguitati, così come i coniugi babbani di maghi e i Purosangue che si oppongono a Voldemort. Per la prima volta vediamo maghi che chiedono l'elemosina, maghi che supplicano in nome dei loro figli piccoli, maghi torturati, integerrimi maghi ricattati che accettano di compiere azioni infami nella speranza di salvare i loro cari - e si tratta di spettacoli tristissimi.

A sorpresa, è anche e soprattutto il romanzo di Silente, che riesce addirittura a concedersi l’ultimo siparietto di spiegazioni, in uno dei capitoli più belli della saga perché coloro che ci amano non ci abbandonano mai del tutto e Silente ha amato Harry come il figlio che non ha mai avuto. 

Gli indizi seminati da Silente, come mollichine di pane o lenticchie segnano la strada da percorrere e compaiono ora qua ora là, a sorpresa, perché gli uccellini selvatici se ne sono mangiati un bel po'; ma anche quando appaiono non è che ci si capisca tutto 'sto granché e perfino Hermione a volte si scoraggia davanti a certi enigmi senza risposta. 

“Cosa voleva Silente da noi, e perché non ce l’ha spiegato invece di farci giocare agli indovinelli” è la domanda che permea la prima metà del libro e affiora da ogni frase e ogni pagina. E in effetti non sarà Silente a sbloccare infine una situazione che sembra senza via d’uscita, ma un alleato del tutto imprevisto.

Per la prima volta ci rendiamo conto che Silente ha avuto una storia e non è nato con un dolce carattere amabile e una lunga barba bianca: c'è stato un tempo in cui scalpitava e mordeva il freno e ha fatto qualche errore - non l'errore di non capire questo e quel piano di Voldemort, ma "errore" proprio nel senso di "cosa che non andava fatta". Al momento di individuare con precisione questi errori però le testimonianze si confondono, i racconti diventano vaghi, gli indizi si contraddicono - e comunque, chi si fiderebbe di una testimonianza raccolta da Rita Skeeter? Non certo Harry che sa bene come lavora la giornalista. A sorpresa però negli ultimi capitoli interverrà una voce autorevole ma abituata a tenersi nell'ombra, quella di cui tutti tendono a dimenticarsi. E attraverso di lui si ha la sensazione che Silente riesca una volta di più ad aprire  una nuova possibilità.

Il Gran Finale (più di 200 pagine) come sempre si svolge in prevalenza di notte: parte dalla banca Gringott e arriva ad Hogwarts in un rutilare di effetti speciali di tutti i tipi, inclusa una grande battaglia contro le forze di Voldemort e un doveroso applauso di tutti i presidi del passato rivolto ad Harry. Si placano antichi rancori, si rinsaldano i legami familiari, si rinnovano vecchie amicizie. E finisce bene per molti, ma non per tutti. Ognuno di noi lettori ha il suo morto preferito, quello che “Rowling questo non doveva proprio farlo”, e ognuno di noi ha avuto il suo angolino di cuore spezzato pure nel lieto fine che chiude questa bellissima saga, dall’intreccio impeccabile e dalla scrittura scorrevole, caratterizzata certo da una bella e ricca ambientazione e da molti livelli di lettura, ma soprattutto da uno sbalorditivo numero di personaggi indimenticabili.

 

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