Marjane Satrapi - Persepolis di Silvia Cioni

Marjane Satrapi - Persepolis

 

350 pagine di graphic novel per raccontare 25 anni di storia iraniana ma anche l’autobiografia di una ragazza indomita e decisa a opporsi a qualsiasi prepotenza - un tratto caratteristico di tutta la sua famiglia, come scopriamo fin dalle prime tavole.

La vicenda comincia nel 1969: la piccola Marjane sogna di diventare una grande profeta (ne parla spesso con Dio) e ascolta le storie che i suoi genitori e sua nonna le raccontano: zii perseguitati dallo scià, bisnonni che occupavano il trono dell’Iran quando ancora si chiamava “Persia” e che sono stati ingannati dall’ambizioso Pahlevi, che all’inizio voleva fondare una repubblica (andavano di moda, in quegli anni) ma poi si lasciò convincere a diventare scià di Persia. Perché la famiglia di Marjane ha una srtoria davvero particolare.

La bambina riflette e si interroga sulle distinzioni sociali, le dittature e la democrazia, le persecuzioni politiche. I suoi genitori partecipano a cortei e manifestazioni, giocando col pericolo ma riuscendo quasi sempre a cavarsela illesi. Infine lo Scià fugge, e per un breve periodo l’Iran sembra avviato a diventare un paese democratico.

A dieci anni però Marjane è costretta a imparare a usare “il foulard”, cioè il tipico copricapo nero delle donne iraniane. Anche dentro la scuola francese che frequenta. E anche la sua fiera madre può uscire solo dopo averlo indossato. E’ il regime confessionale di Khomeini.

Arriva la guerra, la lunga e interminabile guerra contro l’Iraq, che trasformerà l’Iran in un paese povero. E Dio smette di parlarle, anche perché lei lo caccia via, arrabbiata.

Quando Marjanie ha quattordici anni i suoi genitori decidono di farla espatriare, perché studi in Europa, allontanandosi dalla guerra e dalla dittatura. E in Europa Marjanie vivrà una vita libera ma emarginata fino ad una crisi che la riporterà in Iran, dove completerà i suoi studi cominciando a disegnare, per poi lasciare di nuovo il suo paese nel 1990, stavolta per sempre.

La narrazione scorre agile, veloce e brillante. Persepolis è un fumetto agile e movimentato che tacconta la storia di una ragazza inquieta, vivace e ironica che riesce a farci vedere, nonostante i morti, i bombardamenti e l’enorme dispiegarsi di foulard e vesti nere, il lato buffo della vita (e anche della morte) in tutte le circostanze, e il ridicolo che ogni dittatura porta in sé con le sue contorsioni mentali.

Il tratto personalissimo, nonostante l’apparenza quasi banale, e l’enorme quantità di nero che avvolge i protagonisti, non solo nelle vesti ma anche negli sfondi, trasmette un senso di irresistibile vitalità.

Persepolis, che prende il titolo dal nome di una delle antiche capitali dell’impero persiano (perché l’Iran ha avuto una storia e una religione ben prima dell’arrivo degli invasori arabi e dell’Islam) è anche la storia dello spirito rivoluzionario di un paese che, come la protagonista Marjanie, è tuitt’altro che domo e aspetta solo la prima occasione buona per risvegliarsi, accontentandosi per il momento di piccole resistenze individuali nascoste nelle minime cose: una boccetta di smalto, un profumo, una cassetta di hard rock. 

Pubblicato per la prima volta in Francia nel 2001, è ora ristampato in una nuova versione integrale con ampliamenti dalla Rizzoli.

 

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