Pasi Ilmari Jääskeläinen - La società letteraria di Sella di Lepre, recensione di Silvia Cioni

In apparenza questo bel romanzo parla di scrittura, e soprattutto di scrittori: scrittori che si rubano le idee, scrittori che si amano, scrittori che si odiano, scrittori che si tendono agguati in nome della Scrittura, scrittori che cercano di sfuggirsi o di imparare l’uno dall’altro ma che comunque vada sono, restano e resteranno sempre Scrittori. Eppure, anche se la storia è confinata in una cittadina dal nome dedicato a un taglio di carne che è essenzialmente un filetto e che si affaccia nella bella Val Leporina, in Finlandia, e verte su nove, no, dieci, no, undici, anzi dodici, in realtà tredici scrittori, dodici dei quali sottomessi alla tredicesima,  la grandissima Laura Lumikko, onore e vanto della letteratura finlandese (di cui si parla sempre ma che ci si limita a intravedere, ogni volta da una angolatura diversa) non è un romanzo claustrofobico e opprimente, come lo sono spesso quelli di questo filone: in realtà parla di quell’aspetto che ci accomuna a tutti gli scrittori: tutti viviamo, e tutti cerchiamo di dare un senso alla nostra vita, ricostruendola in una storia che ha le sue premesse, il suo sviluppo e il suo esito. La letteratura, quella che tutti pratichiamo sui nostri ricordi, ci rende liberi, ci aiuta a allontanarci da noi stessi, ci permette di dare una forma rassicurante al caotico mondo che ci circonda e al caos che è dentro di noi. 

Quando raccontiamo la nostra vita, o quella degli altri e il modo in cui si è riflessa sulla nostra. insomma quando cerchiamo di ricostruire una qualsiasi vicenda della nostra storia, tutti facciamo un grosso lavoro di editing: riempiamo i vuoti della memoria, cerchiamo di ricostruire le circostanze esterne, cerchiamo di renderla sensata dandole uno sviluppo - perché il materiale grezzo, filtrato dalla nostra memoria e dal nostro punto di vista, è caotico, magmatico e contiene un bel po’ di aspetti spiacevoli, non decorosi, non convenienti e che infine non ci rendono giustizia. E infatti ricordare quel che davvero abbiamo sentito, visto e vissuto è esperienza faticosa, dolorosa e umiliante, e il lavoro ci lascia stremati. Il materiale grezzo cola dai nostri ricordi e si rivela per quello che è: senza forma, senza criterio e senza logica. Per conviverci dobbiamo accantonarlo sul fondo della nostra anima e lasciarlo lì.

 

Che tipo di romanzo è La società letteraria di Sella di Lepre? 

Certamente non è fantascienza. Non è fantasy, nel modo in cui siamo abituati a conoscerla, e forse non è nemmeno letteratura fantastica perché in un certo senso tutto è molto realistico. Potremmo forse definirla una storia di fantasmi - fantasmi ce ne sono, in un certo senso, ma sono quel tipo di fantasmi che tutti ci portiamo dentro. Di sicuro non è un romanzo horror, e non solo perché finisce  piuttosto bene e spiegando quasi tutto secondo logica. Non è un giallo, anche se uno degli elementi base racchiude un mistero che alla fine viene spiegato. Non è nemmeno un romanzo crudele - ebbene sì, tredici scrittori tredici imperversano per più di trecento pagine, ma nessuno di loro fa una brutta fine. E’, semplicemente, un romanzo sulla condizione umana - come tutti i romanzi, in effetti. Lascia un retrogusto piacevole e ci ricorda che i fantasmi che ci condizionano spesso sono stati appositamente costruiti da noi, per meglio complicarci una esistenza che già di per sé è comunque complicata.

 

 

“Chi è completamente sano di mente non si mette a scrivere, lo sanno tutti” ricorda a un certo punto una delle protagoniste - una scrittrice, guarda un po’.

Ma chi di noi è davvero completamente sano di mente? 

Ed è così necessario esserlo?

 

Scritto nel 2006 e tradotto in Italia da Salani nel 2014, la Società letteraria di Sella di Lepre non è un romanzo per chi ama la letteratura, la scrittura o il mondo fantastico che i libri ci regalano. E’ per tutti, perché parla di noi.

Immagine in prima pagina
Tipo di attività