Nuove storie per sopravvivere di Renato Campinoti

Sono diciotto brevi racconti, che hanno per protagoniste persone diverse ma accomunate quasi sempre dalla marginalità: il profugo, la donna finita sulla strada e oggetto di violenza, il bambino violato, il fanatico che immola la sua vita per distruggerne altre, il branco, il giovane incompreso nella sua diversità, il clochard... molto spesso narrati in prima persona, tutti ci dicono qualcosa del loro autore: la sensibilità nei confronti del sociale, la volontà di dare segnali, idee, valori. Renato si intravede in trasparenza in ogni racconto, al di là della trama e dell'intreccio, perché sotto sotto si avverte il suo "I care" verso le mille e  una difficoltà del vivere d'oggi, verso chi non può sollevarsi, verso la vittima e talvolta anche verso il carnefice. In un caleidoscopio di situazioni sempre nuove, che ci trasportano nello spazio e nel tempo, con una puntatina anche nel futuro fantascientifico, il comune denominatore rimane questo sentirsi e farci sentire vicini ai protagonisti, suscitando empatia e solidarietà. Sono racconti autentici, benché non raccontino storie vissute in prima persona dall'autore. Si respira la verità di spunti tratti dalla cronaca o in ogni caso realmente accaduti, almeno nelle linee essenziali. La dicitura di prassi in cui leggiamo che ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale è vera ma non inganna il lettore: dal testo emerge la vita, la nostra società, vista con l'occhio critico di chi conosce il mondo con le sue brutture, sa che l'essere umano ha in sé tanto male ma può anche trasmettere e diffondere il bene. C'è sempre una speranza, anche nei racconti più bui e tragici. La denuncia stessa ha in nuce la speranza di una società diversa, migliore, più solidale e più giusta. Leggendo i racconti riusciamo a sperare in una sopravvivenza della nostra umanità e questo, in fondo, ci spiega la ragione del titolo.

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