Alexander McCall Smith - Le lacrime della giraffa - recensione di Silvia Cioni

Nel 1998 l’esimio giurista zimbabwese Alexander McCall Smith, esperto soprattutto in questioni mediche e bioetiche, decise di darsi anche alla letteratura avviando la celebre serie di Precious Ramotswe che è andata affermandosi negli anni in tutto il mondo. Quello che viene qui presentato è il secondo volume - che comunque in Italia è stato pubblicato per primo, nel 2003.

Il Botswana è uno stato nato nel 1966 e da allora in lenta ma costante crescita economica senza laceranti guerre civili (anche se gli indigeni boscimani avrebbero qualcosa da dire sul rispetto dei diritti umani) e una voce importante del suo reddito è data dall’industria diamantifera.

In questo quadro tutto sommato pacifico, anche se turbato da malattie e povertà, opera nella capitale la N. 1 Ladies’ Detective Agency, prima e unica agenzia investigativa del paese diretta da una donna.

La donna in questione è appunto Precious Ramotswe, una giovane ma saggia signora che usa un metodo investigativo che si basa sull’analisi delle atmosfere, le chiacchiere della servitù e dei vicini e tutta una serie di altri fattori all’apparenza quasi impalpabili ma molto fruttuosi. Niente analisi delle impronte e della cenere di sigarette, ma molto tè e molte riflessioni che restano comunque, proprio come le indagini apparentemente vaghe di Ramotswe, ben incardinate alla trama.

La quale trama non si limita alle indagini sui due casi proposti a Ramotswe, che vengono prontamente sbrogliati (anche se uno dei due non è affatto semplice) ma da tutti i fili che compongono la tela della vita quotidiana dell’investigatrice, della signorina Makutsi sua fida segretaria e a partire da questo romanzo anche sua assistente, e del fidanzato, JLB Matekoni, abile meccanico capace di venire a capo di motori di ogni tipo - seguendo un ritmo all’apparenza lento e tranquillo ma dove in realtà succedono un sacco di cose. 

Con calma e grande tatto Precious sbroglia matasse, appiana situazioni ingarbugliate, rasserena famiglie in crisi e risolve le situazioni più spinose fin quando tutte le tessere del mosaico occupano la giusta posizione; così due orfani trovano una casa, un diamante viene comprato a un ottimo prezzo e in due famiglie torna la pace.

 

La lettura è molto piacevole, con l’unico difetto di produrre una certa dipendenza nel lettore che, appena terminato il romanzo si precipita in biblioteca o in libreria onde procurarsene subito un altro. 

Adatti a tutte le stagioni, i libri del ciclo di Precious Ramotswe aiutano a prendere contatto con un paese affascinante e composito, che contiene tutti gli aspetti più suggestivi dell’Africa - che è un posto speciale, dove non funzionano le soluzioni che vanno magari bene per tutto il resto del mondo (perché, per quanto siano ben intenzionati siano i consigli delle zelanti associazioni straniere, l’Africa ha bisogno di sviluppare soluzioni africane per i problemi africani, come ricorda spesso l’investigatrice - ma dove gli aspetti più drammatici di questo continente tanto bello quanto martoriato risultano attenuati e addomesticati, e la vita riesce quasi sempre a trovare una risposta che sistema le situazioni più complesse.

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