Michelle Obama - Becoming. La mia storia - Recensione di Silvia Cioni

Michelle Robinson sposata Obama è famosa soprattutto per essere la moglie di Barack Obama, che per otto anni, dal 2009 al 2017, è stato il presidente degli Stati Uniti. In questa autobiografia però Michelle parla relativamente poco della Casa Bianca e della sua vita da first lady: la sua è una autobiografia a tutto tondo che racconta nei dettagli tutta la sua vita, soffermandosi in modo particolare sul fattore che per lei è stato il più determinante: perché Michelle (come suo marito) è nera. Ma non una nera dell’alta borghesia, di famiglia ricca  - insomma di quella ridotta fascia di neri che pur esiste e che negli ultimissimi decenni non ha subito particolari ostacoli  a causa del colore della pelle: Michelle è nata e cresciuta in una famiglia discendente da schiavi, dignitosa ma relativamente povera, è vissuta in un classico “quartiere da neri” e ha dovuto lottare duramente per affermarsi.

I suoi genitori avevano fatto una scelta molto precisa, lavorando con tutte le loro forze per consentire ai due figli una formazione di prima classe. Da entrambi Michelle Robinson ha ereditato un forte senso del dovere, una grande determinazione e una notevole ambizione (particolarmente toccante sotto questo aspetto è il ritratto del padre, che per tutta la vita non fece mai un giorno di assenza dal lavoro nonostante avesse la SLA, cedendo solo quando la malattia prese definitivamente il sopravvento).

Grazie alla costanza, all’impegno e alle sue grandi capacità Michelle si emancipò gradualmente dalle scuole “per neri” fino ad approdare all’università di Princeton e alla mitica (e micidiale) facoltà di legge ad Harvard. Da lì entrò in uno studio legale dove intraprese con pazienza la faticosissima scalata che avrebbe dovuto condurla a diventarne una socia.  Proprio lì però inciampò in un fattore imprevisto, ovvero un giovane laureato di belle speranze che lo studio le affidò perché lei ne curasse la formazione. Il giovane laureato di belle speranze in questione si chiamava Barack Hussein Obama, anche lui nero ma nato dall’unione di una bianca statunitense e di un nero cittadino del Kenya - un nero, insomma, con un pedigree molto diverso da quello di Michelle e con una curiosa ma indiscutibile capacità di affermarsi quasi senza sforzo, che presto divenne suo marito.

L’incontro con Barack cambiò la vita della ragazza, che scoprì che la carriera di avvocato che aveva perseguito con tanta determinazione non la interessava quanto credeva e finì per rivolgersi al settore dell’integrazione sociale, mettendo a frutto a favore delle fasce più emarginate e povere la determinazione e i numerosi talenti che le avevano consentito una brillante carriera.

Offrire a tutti una possibilità, anche e soprattutto a quelli che erano convinti di non averne nessuna era in fondo lo scopo principale di entrambi, e per conseguirlo Barack decise di entrare in politica, dove fin dall’inizio ottenne un buon successo.

Per diversi anni i coniugi si barcamenarono così nelle difficoltà che complicano la vita di tante coppie, ovvero come conciliare i tempi e i luoghi per lasciarsi un po’ di spazio anche per la vita di famiglia - la quale famiglia si era nel frattempo arricchita di due splendide bambine per le quali i genitori stravedevano e che, come tutti i bambini per quanto splendidi, esigevano un tributo fortissimo soprattutto di tempo. E visto che la carriera politica di spazi ne lascia sempre meno via via che gli incarichi aumentano di rilievo, la maggior parte del peso dell’adattamento spettò a Michelle (mirabile a questo proposito è la descrizione della famosa “trappola del tempo pieno”, che in apparenza lascia più tempo libero per la famiglia ma che in realtà rende vieppiù stressante la vita di tante giovani madri che si ritrovano impegnate a fare tutto quel che facevano prima, ma con metà del tempo e dello stipendio a disposizione). Nel 2009 infine la carriera di Barack subisce una impennata e lui e Michelle si ritrovano praticamente imprigionati nella Casa Bianca per otto anni, durante i quali incontreranno non poche difficoltà per garantire alle due figlie qualcosa che almeno somigli ad una vita normale - per tacere delle complicazioni che intralciano la loro pur solida vita di coppia.

Oltre ad essere una lettura molto gradevole ed avvincente ma non troppo impegnativa, il lungo libro offre lo spaccato delle difficoltà usualmente incontrate  da una persona eccezionale che si ritrova a convivere con problemi relativamente comuni, legati alle convenzioni e alle forzature non soltanto dell’ American Way of Life ma anche di tutta la cultura del mondo occidentale e lascia lo spazio per molte riflessioni (in compenso si parla relativamente poco di politica, e quel poco che viene detto non aumenta il desiderio di saperne molto di più).

Pubblicato negli USA nel 2018 e diventato subito un best seller internazionale, il libro è stato tradotto immediatamente in italiano.

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