Chuck Palahniuk - Dannazione - recensione di Silvia Cioni

Primo libro di una trilogia dedicata all’Aldilà (proseguita con “Sventura” più un terzo volume a quanto risulta ancora tutto da scrivere) racconta le vicende di Madison Spenser, tredicenne statunitense figlia di due divi del cinema, cresciuta con quell’educazione tra lussuosa e spartana che caratterizza i figli di ricchissime celebrità... e morta.

A quanto sembra la morte non è la fine di tutto, a meno che non sia il morto stesso a deciderlo rinchiudendosi nel bozzolo delle sue personali ossessioni. Madison però, pur essendo morta, ha un carattere molto... vitale, e a rinchiudersi in un bozzolo non ci pensa nemmeno. Soprattutto, non riesce a smettere di sperare - e già questo potrebbe indurci a pensare che nella sua presenza all’inferno c’è qualcosa di non del tutto regolare.

Ci possono essere degli errori, all’Inferno? 

Non è, esso inferno, il prodotto della volontà divina e dunque non dovrebbe essere,  esso inferno,  perfettamente funzionale ed efficiente in quanto prodotto da una Mente Superiore?

No, pare di no. Si sa, la burocrazia contiene sempre un margine di errore, e all’inferno di burocrazia ce n’è una infinità. Esasperante. Non avete idea dei problemi anche solo per fare una qualsiasi lettera di reclamo. 

Burocrazia, burocrazia ovunque.

Le prime pagine (e i primi tempi della permanenza di Madison) sono assai alienanti. La povera ragazzina sta chiusa in una cella sporchissima (tutto l’Inferno sembra piuttosto lercio, in verità). Il paesaggio non è dei migliori, proprio no. A un organismo morto non è necessario dormire né mangiare. Che si fa, chiusi in cella ventiquattr’ore su ventiquattro, senza nemmeno poter fare una chiacchierata con i carcerieri ogni tanto? E tutt’intorno gente che urla, urla e ancora urla?

Si osservano i vicini - un gruppetto all’apparenza costruito sui personaggi di Breakfast Club - e se ne traggono un po’ di conclusioni. Ma un giorno uno di questi vicini, con una spilla da balia, apre le porte di qualche cella e l’improbabile gruppetto di ragazzini da Breakfast Club inizia la sua infernale esplorazione; e dopo l’esplorazione, per Madison è tempo di cominciare a lavorare. Sì, perché all’inferno si lavora (in un call center, si capisce. Riuscite a immaginare qualcosa di più infernale, come posto di lavoro?).

Scopriamo così le leggi scritte e non scritte dell’inferno, le modalità di corruzione (dove c’è burocrazia, c’è sempre una possibilità di corruzione), la effettiva necessità di una bella pulizia generale, le insidie che Satana può tendere agli ospiti troppo ricchi di iniziativa, i motivi, talvolta strampalati, per cui si può finire all’inferno (dettagli, molto spesso. Non si dice infatti che “il diavolo si nasconde nei dettagli?”) ma scopriamo anche la storia dei ragazzi del Breakfats Club - che si rivela a volte più lunga del previsto - e soprattutto della morte di Madison.

Scopriamo infine che sì, potrebbe esserci stato un errore.

Finale in un certo senso aperto, in attesa del secondo volume; ma il libro è a tutti gli effetti autoconclusivo.

Solo che si vorrebbe tanto tanto sapere come continua...

Immagine in prima pagina
Tipo di attività