Ann Patchett - Stupori - Recensione di Silvia Cioni

La foresta dell’Amazzonia è la vera protagonista di questo libro. Lì, nel fondo del fondo del più misterioso luogo di tutto il globo terrestre, un misterioso gruppo di ricerca di una grande ditta farmaceutica statunitense sta cercando di elaborare un farmaco che permetterà alle donne di tutto il mondo di restare incinta a qualsiasi età, proprio come avviene alle donne della misteriosa tribù dei lakashi.

Molti davvero sono i misteri che avvolgono questo gruppo di ricercatori, capeggiata da uno dei mostri sacri della genetica, la celebrissima (nel ristretto ambiente scientifico) dottoressa Annick Swenson, ormai abbastanza avanti negli anni, che ha saputo tagliare quasi ogni tipo di contatti anche e soprattutto con la ditta farmaceutica.

Digiuna da tempo di notizie e previsioni sull’elaborazione del farmaco, la grande ditta farmaceutica statunitense decide infine di mandare uno dei suoi ricercatori per avere qualche informazione. Ma dopo pochi mesi la dottoressa annuncia la morte dello scienziato, attraverso una lettera che ha viaggiato a lungo e in modo assai periglioso, ma che contiene pochi particolari.

La ditta farmaceutica invia allora una seconda ricercatrice (piuttosto riluttante) sulle tracce del primo ricercatore. E’ Marina Singh, un tempo allieva della dottoressa Swenson e che nutre per lei un ammirazione sconfinata.

La ricerca di Marina Singh è qualcosa di molto simile a una discesa agli inferi: la donna perde regolarmente i suoi pochi bagagli e si ritrova prima bloccata in una sorta di città fantasma brasiliana, un tempo centro del commercio del caucciù, e più avanti quasi ingoiata dalla giungla: la stazione di ricerca è praticamente fusa con il villaggio indigeno e a pochi passi dalle tre forme di vita che sono all’origine della lunghissima fertilità delle donne della tribù: un tipo di libellula, un fungo, un albero - tre specie viventi che esistono soltanto lì.

Come una spugna, Marina assorbe il punto di vista della dottoressa Swenson - uno di quei personaggi eccezionali capaci di mutare la realtà perché si adatti meglio ai suoi desideri - poi quello degli altri scienziati e infine quello degli indigeni, sia della tribù dalla prodigiosa fertilità che della tribù vicina dove sembra, pare, si dice... insomma, la vicina tribù di presunti cannibali; e dopo che le tessere del puzzle hanno cambiato posto infinite volte, trova tutte le risposte, anche quelle che non sapeva di stare cercando.

Infine tornerà a casa, lasciandosi dietro più di quel che credeva possibile ma portando con sé ben più di quanto avesse osato sperare e riabbracciando con gioia i confort della moderna vita occidentale.

 

Oltre ad essere lo splendido racconto di una discesa agli inferi, il romanzo indaga una serie di temi etici decisamente spinosi che spaziano dall’incontro tra culture ai pregi e difetti della medicina moderna fino alle responsabilità e ai diritti della scienza. Tra le sue pagine abbondano inoltre ragni, serpenti, cellulari smarriti e un’infinità di uccelli colorati e di foglie dagli infiniti usi.

L’autrice è statunitense; il libro è stato scritto nel 2011.

 

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