Vaseem Kahn - L’inaspettata eredità dell’ispettore Chopra - recensione di Silvia Cioni

Primo romanzo della serie dell’Agenzia Investigativa Baby Ganesh, anzi quello che ne racconta la nascita. In Italia al momento è anche l’unico tradotto, ma in India ne sono già usciti altri due, sempre con l’elefantino in copertina e con la stessa geniale composizione grafica che una volta tanto i benevoli editori si sono degnati di mantenere.

Ganesh è un dio molto particolare (ma quale dio non lo è?) e molto conosciuto anche fuori dall’India; viene raffigurato con un aspetto tutto sommato umano ma con la testa di elefante - un nome molto adatto dunque per un elefante. E proprio un elefante, anzi un cucciolo di elefante, è uno dei principali protagonisti del romanzo, oltre che uno dei più importanti investigatori dell’Agenzia; ed è anche l’eredità, decisamente inaspettata, che l’ispettore Ashwin Chopra riceve, proprio nel suo ultimo giorno di servizio presso la polizia di Mumbai, da un caro zio improvvisamente defunto.

“Riceve” in questo caso sta ad indicare non soltanto “riceve la notizia che gli è stato lasciato in eredità un elefante”, ma proprio che riceve l’elefante: un piccolo cucciolo di elefante stralunato, triste, magro e inappetente e con l’aria piuttosto malandata.

Badare a un elefante non è molto semplice di per sé, nemmeno quando disponi di strutture adeguate, per esempio uno zoo o una riserva protetta per animali in difficoltà o abbandonati; e figurarsi in un condominio in piena Mumbai, dove per giunta vige il dominio vagamente dittatoriale di una signora decisa a far rispettare fino all’ultimo comma di un regolamento... che vieta di tenere animali domestici, e che farebbe storie anche per un gatto o una coppia di canarini.

Ciò  l’ormai ex ispettore, spalleggiato dalla moglie Poppy che da tempo cerca di spezzare il dominio della tirannica vicina, installa l’elefante nel cortile, si preoccupa che abbia cibo e acqua a disposizione - peccato che il cucciolo si rifiuti di mangiare - e gli cerca una buona soluzione abitativa (una riserva, appunto). Quanto a dargli un nome,  si rivela l’aspetto più semplice della questione.

Tra il piccolo Ganesh e l’ispettore si stabilisce però un rapporto molto forte e l’elefante si rivela un validissimo assistente nelle attività investigative - in che modo il lettore lo scoprirà un po’ per volta.

Perché, e questo è il punto, l’ex ispettore Chopra, pensionato anticipatamente per problemi di salute, proprio nel suo ultimo giorno di servizio si ritrova scodellato un caso molto particolare: un morto per annegamento ma che potrebbe non essere annegato affatto (pur essendo senza ombra di dubbio morto).

Il caso del presunto annegato si rivela piuttosto spinoso fin dall’inizio, e il sostituto di Chopra cercherà in ogni modo di scansare le indagini negando financo l’esistenza di un caso. Chopra però inizia a lavorarci in privato - del resto è in pensione, e il tempo libero non gli manca - scoprendo dei retroscena tanto interessanti quanto pericolosi mentre il giovane Ganesh, che nel corso del romanzo supera la sua crisi iniziale di sconforto, collaborerà con tecniche insolite ma efficaci.

Romanzo gradevole, scorrevole e divertente, svela alcuni degli infiniti aspetti dell’India di cui il lettore medio europeo è del tutto ignaro e offre una parentesi rilassante. Consigliato a tutti, soprattutto a chi sente il fascino dell’India ma non prevede di andarci a breve tempo.

 

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