Enrico Solito - Sherlock Holmes e le ombre di Gubbio - di Silvia Cioni

A Sesto Fiorentino Enrico Solito è una gloria locale molto apprezzata per i suoi molti meriti scientifici e sociali. Ma nel ben più vasto fandom di Sherlock Holmes gode di assai maggiore reputazione: da molti anni infatti si dedica alla stesura dei cosiddetti “apocrifi holmesiani”, un ricco filone della moderna letteratura che comprende le storie che Conan Doyle non ha scritto… ma AVREBBE POTUTO scrivere!  

In questo filone, molto variegato, sono comprese storie decisamente stravaganti - che il buon Sir Arthur Conan Doyle non si sarebbe mai sognato di scrivere,  nemmeno sotto l’influsso di  generose dosi di cocaina, e che spesso stravolgono completamente il canone attribuendo all’amatissimo detective un’assai cospicua serie di relazioni sentimentali con l’uno e con l’altro sesso  (con eventuali figli), avventure paranormali, viaggi nel tempo e molto altro che mi manca il cuore di riferire.

Enrico Solito invece ha scelto una strada dall’apparenza comune e scontata, scrivendo degli apocrifi “autentici”, per assurdo che possa sembrare - insomma storie perfettamente in linea  col canone di Conan Doyle dove l’ambientazione storica è impeccabile nei minimi particolari e nelle quali il suo Sherlock Holmes (ma anche il suo Watson, e questo è davvero raro) sembra appunto uscito da un racconto di Conan Doyle.

Ne viene fuori un canone diciamo parallelo a quello autentico, molto amato dagli appassionati di Holmes ma tutt’altro che facile da reperire se non in formato elettronico. Perfino le mie amate biblioteche toscane, ormai da tempo strettamente collegate per fornire all’aspirante lettore quasi tutto quello che costui possa desiderare, avevano davvero poco - e non parliamo della pur encomiabile biblioteca comunale di Sesto Fiorentino, che pure avrebbe potuto darsi un po’ più da fare sotto questo aspetto; quanto alle librerie, ormai da gran tempo le vecchie edizioni erano straesaurite.

La bella notizia è che qualcuno si è finalmente preso carico del triste caso. No, non il Giallo Mondadori, che pure ha inaugurato una collana riservata appunto agli apocrifi di Holmes e che racchiude una non modica quantità di materiale davvero orripilante e che a Solito ha offerto ben poco spazio, ma la casa editrice Teaser LAB che gli ha riservato i primi dodici volumi della collana “I gialli di Crimen”. Il primo volume è uscito nel gennaio di quest’anno e l’ultimo (la collana ha cadenza mensile) uscirà nel gennaio dell’anno prossimo.

Particolare non trascurabile: i volumi arrivano in edicola. Secondo particolare assai gradito: a richiesta spediscono gli arretrati e indicano anche come richiederli su apposito sito: www.teaserlab.it/sherlock-holmes/info@teaserlab.it

La collana ristampa tutta la produzione holmesiana di Solito (due romanzi e un buon  numero di racconti, scritti nel corso di diversi anni) e in ogni volume l’autore racconta i vari e gustosi retroscena che hanno portato alla stesura dei testi. Come chicca aggiuntiva, a puntate nei volumi di racconti c’è anche “L’enciclopedia di Sherlock Holmes”, redatta a quattro mani da Solito e da Stefano Guerra (altro grande esperto del fenomeno mediatico Holmes e tra i fondatori dell’associazione culturale “Uno studio in Holmes”) dove con gran cura, ma anche senza alcuna paura, vengono esaminate tutte le questioni collegate o collegabili al grande detective.

“Le ombre di Gubbio” rifà garbatamente il verso al Mastino dei Baskerville, sia spedendo inizialmente i protagonisti nelle stesse terre del celebre cagnaccio sia evocando una misteriosa leggenda che poco tempo prima ha preso forma nella terra di Gubbio, dove Francesco d’Assisi aveva addomesticato un lupo secondo un’ancora più celebre leggenda (pure quella apocrifa). Ma se il racconto dei Fioretti parlava di un lupo che, sotto il tocco del santo, si ingentilisce fino a diventare il coccolo del paese, il lupo mai visto ma spesso sentito che tormenta gli abitanti di Gubbio sembra tutt’altro che domestico o disponibile ad intrattenere rapporti amichevoli con gli umani. Il fantasma del lupo tuttavia è solo l’abile schermo che copre un complotto internazionale dalle diramazioni impreviste e dietro il piccolo paese medievale, felicemente immerso nel suo tran tran e nelle sue tradizioni, si allungano ombre assai cupe dove il feroce e fantomatico lupo sembra davvero il minore dei problemi.

Il romanzo ci offre una descrizione insolita (ma molto precisa storicamente) dell’Italia postunitaria oltre ad una indagine perfettamente risolta in modo assai holmesiano, con la tipica traccia nascosta che era passata completamente inosservata agli occhi del lettore e dove Sherlock Holmes, come sempre, si comporta in modo apparentemente molto molto strano.

Perfetto per il tempo di Natale, quando stare in casa a riposarsi leggendo un bel giallo di Sherlock Holmes è uno dei grandi piaceri della vita, tra un panettone e un pandoro.

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