Elizabeth J. Howard - Confusione - Recensione di Silvia Cioni

Nel Marzo del 1942 troviamo la famiglia Cazalet all’inizio di un lento processo di dissoluzione causato dalla guerra. 

“Confusione” è lo stato d’animo di ognuno di loro: le vecchie certezze si sgretolano, le ferite della guerra sono sempre più presenti e nemmeno gli abbondanti soldi di famiglia riescono più a tenere chiuse le rassicuranti barriere che proteggevano tutti loro.

La Morte è la prima presenza che incontriamo, nel Marzo del 1943 - una morte che con la guerra non ha niente a che fare, ma che incide dolorosamente ripercuotendosi su tutti. E c’è anche un matrimonio, che all’apparenza parte bene ma che si rivela, lentamente ma con segnali inequivocabili, come una trappola senza via d’uscita - e anche lì la guerra non c’entra molto in apparenza, ma in realtà incide con forza. Anche la cecità del Generale, ormai irreversibile, non dipende direttamente dalla guerra, ma sembra la cifra del disorientamento che avvolge le tre generazioni di casa (più qualche satellite ormai stabilmente aggiunto alla costellazione) rinchiuse in quella sorta di rifugio che è la villa di famiglia che non basta più a proteggere gli abitanti.

Della guerra in sé si parla poco, anche se la radio è sempre accesa e anche se per colpa della guerra la ditta di famiglia attraversa le sue brave difficoltà. Molta più attenzione è rivolta agli intralci della vita quotidiana, che sono sempre più numerosi: non solo le uova in polvere al posto di quelle fresche e la carne quasi introvabile - anche se un po’ di cacciagione supplisce quando ci sono ospiti. 

La guerra si è ormai spostata altrove, sempre più lontano dall’Inghilterra. Londra è salva anche se piena di macerie, e a Londra si continua ad andare, nonostante tutto. E siccome la benzina è sempre più difficile da trovare i Cazalet si spostano in treno, su e giù per tutta l’isola. In treno si fanno incontri e scoperte, sul treno cominciano nuovi amori e si allacciano nuovi legami, non sempre destinati a durare, perché niente è stabile in quel periodo di totale confusione dove la guerra ha ormai allentato le regole e le certezze che tenevano insieme la solida società inglese. Chi si è malmaritata trova inaspettate vie di libertà, chi langue in un’attesa sempre più  priva di speranza trova modo per consolarsi, chi si era costruito una confortevole vita di buon marito un po’ adulterino scopre che le vecchie formule non bastano più, e che nuove circostanze impongono nuove soluzioni. 

Ma la guerra apre anche nuove ferite (o risveglia quelle vecchie) e lascia nuovi vuoti. L’ala della morte passa più volte vicino, talvolta vicinissimo, alla famiglia Cazelet, spezzando cuori e bruciando speranze.

Con l’andare del tempo però, mentre la confusione aumenta e le variabili continuano a cambiare, tutti cominciano a intravedere la fine di quell’interminabile conflitto - perché col tempo appare sempre più chiaro che l’interminabile guerra si sta avviando verso la sua conclusione, e presto, molto presto, finalmente, la vita, la vera vita, quella normale, quella con uno scopo che vada al di là della semplice sopravvivenza giorno per giorno, quella che comprende progetti e speranze per il futuro, potrà cominciare. E per quella vita si cominciano a fare piani e programmi.

Nonostante si stia intravedendo la fine però però la confusione continua a crescere e la polvere è sempre più fitta invece di cominciare a posarsi al suolo: si continua a combattere con con la margarina e le tessere annonarie, si riadattano i vestiti perché non è ancora possibile comprarne di nuovi e i legami nati nella confusione spesso finiscono travolti dalla stessa confusione che li ha fatti nascere, mentre i tentativi delle ragazze di spiegare le ali per spiccare il volo finiscono prima ancora di essere davvero cominciati e il mondo intorno a loro va avanti come può.

Fino alla primavera del 1945, quando ormai la fine comincia davvero a sembrare a portata di mano…


 

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