Elizabeth J. Howard - Tutto cambia - Recensione di Silvia Cioni

Il titolo, nella sua eloquenza, è un avviso per il lettore.

Suvvia, cos’era rimasto da raccontare sulla famiglia dei Cazelet?

Quasi niente, si sarebbe detto. Ma solleviamo il sipario sugli stessi personaggi nove anni dopo, nel Giugno 1956, ed ecco che troviamo un sacco di sorprese.

Perché l’umanità è mobile e volubile, perché i rapporti tra esseri viventi continuano a cambiare fino all’ultimo giorno di vita di tutti noi (e talvolta persino dopo) perché, come ci ricorda Eraclito “nessun uomo può bagnarsi due volte nello stesso fiume e quand’anche riuscisse a farlo non sarebbe comunque più lo stesso uomo” (ma questa è una licenza da recensione, perché nelle oltre 3000 pagine dei cinque volumi della saga di Cazelet Eraclito non viene mai citato nemmeno di striscio).

In nove anni dunque i Cazelet e i loro satelliti sono cambiati, tutti e tutte, e sono cambiate anche le coordinate della loro galassia. Intendiamoci, chi si ama ha continuato ad amarsi (quasi sempre) ma non tutti hanno continuato ad amarsi nello stesso modo, anche se magari l’intensità dell’affetto è rimasta o addirittura aumentata. E qualche volta, come nei romanzi precedenti, l’intensità dell’affetto è interrotta dall’inesorabilità della malattia, prima una presenza insidiosa e sottaciuta, quasi una traccia nascosta, e improvvisamente qualcosa di impossibile da negare, che si è costretti ad affrontare nonostante tutto, guidati solo dalla forza dell’affetto.

I figli crescono, le madri imbiancano e i padri non sempre si rendono conto che oltre ai loro fiumi privati sono cambiati anche i grandi fiumi intorno a loro. Sulle tavole sono tornati latte, uova, burro e carne e lo champagne abbonda, ma il mondo, il commercio e le produzioni sono cambiate a loro volta.

Per uscire di metafora (o per restarci) la ditta di famiglia perde colpi - perché anche il mondo del commercio del legname è cambiato, e se per questo anche la finanza.

Troviamo quindi per la prima volta i Cazelet alla presa con i conti da pagare, e i banchieri smettono di accogliere i tre fratelli della seconda generazione con il tappeto rosso e il tè con i pasticcini quando vengono a parlare di soldi, mentre le signore Cazelet combattono come possono con i piatti da lavare e le offerte a sconto da prendere in seria considerazione. E tutto ciò, inevitabilmente, finisce per complicare un po’ l’esistenza.

 

A sorpresa, la saga dei Cazelet si chiude (definitivamente, stavolta) nel Natale del 1958, quando tutti i personaggi vecchi e nuovi si riuniscono per l’ultima volta nella grande villa di famiglia - che, per la verità, non è affatto la villa della famiglia - con un finale aperto dove ognuno dei personaggi rimasti in vita si ritrova, letteralmente, a fare i conti e a cercare di capire cosa fare d’ora in poi.

Dopo la chiusura a sigillo del quarto volume il quinto è una serie di esercizi in libertà che illumina tutti i volumi precedenti e che descrive nel più chiaro dei modi come una storia non si può mai dire davvero finita. Si potrebbe definire “il migliore”, ma non sarebbe tale se fosse isolato, senza i quattro precedenti a sostenerlo.

Uno splendido testamento dell’autrice, che morirà l’anno dopo la pubblicazione di quest’ultimo romanzo che scodella la miriade di protagonisti, giovani compresi (quei giovani che abbiamo letteralmente visto nascere nel corso dei primi volumi, più quelli che sono nati nei nove anni di intervallo tra quarto e quinto) alle soglie degli anni 60; dove, di nuovo, tutto cambierà per tutti loro - anche se come cambierà possiamo solo immaginarlo.


 

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