Hong Ying - Gli amanti del tempio - recensione di Silvia Cioni

Il titolo italiano, piazzato lì per raccattare lettori, è assai ingannevole nel suo evocare romantici incontri in un qualche tempio di due amanti di cui in realtà non c’è traccia nel romanzo se non in modo molto indiretto. Cercate la palpitante storia di un amore vissuto in segreto, o di un amore comunque sia? Vi conviene cercarla altrove, qui non c’è molto per voi.

Il titolo vero “Peacock Cries” c’entra pure quello il giusto, visto che l’unico pavone che compare indirettamente in scena è un dipinto che viene da uno scavo archeologico - a modo suo però ha un senso, e soprattutto è il titolo che ha scelto l’autrice.

Immagino che “La controversa costruzione della Diga delle Tre Gole in Cina” sembrasse meno attraente - e dopotutto neanche quello renderebbe giustizia al romanzo che, appunto, è un romanzo e non l’analisi sociale delle conseguenze di una grande opera, di quelle che cambiano il paesaggio e l’ecosistema di intere regioni.

Proviamo a dare due righe di trama.

Il romanzo racconta il viaggio che Liu, donna non più giovanissima, si ritrova a fare in cerca di sé stessa nel corso di un breve soggiorno nella sua città natale.

Quali sono i due avvenimenti chiave da esplorare per una donna in cerca di sé? La nascita e il matrimonio, senza dubbio. Sì, ci sarebbe anche la carriera - una carriera di ricercatrice genetista, perseguita con grande dedizione e entusiasmo; ma siamo nella Cina quasi contemporanea (il romanzo è stato pubblicato nel 2003 e tradotto in Italia nel 2008), e in Cina la carriera non è una scelta individuale, molto spesso è il partito che stabilisce in che ramo devi lavorare e, prima ancora, che studi devi fare per svolgere quel lavoro.

Certo, a ben guardare anche la nascita non è un evento dove chi nasce abbia grandi possibilità di scelta; e anche il matrimonio - non solo nella Cina quasi contemporanea - può essere un processo che non nasce necessariamente da una scelta ben determinata, ma risulta costruito da una serie di eventi.

Tuttavia la nascita di Liu è avvenuta in circostanze davvero particolari e quasi in contemporanea con un’altra nascita. Il matrimonio invece all’apparenza è perfetto e ben assortito; certo, c’è il piccolo particolare che Li, il marito di Liu, da dieci anni lavora con altissime funzioni dirigenziali alla costruzione della Diga delle Tre Gole e quindi passa a Pechino con la moglie soltanto una parte della settimana. Son cose che spesso finiscono per creare zone d’ombra anche in matrimoni all’apparenza ben riusciti.

Il partito, la diga, la Rivoluzione Culturale: i veri protagonisti del romanzo sono loro. La Rivoluzione Culturale, con le sue svolte improvvise e i suoi bruschi cambi di potere,  ha spezzato più di una volta la vita di Liu, non solo all’atto della nascita ma anche durante la prima giovinezza, e in un certo senso ha portato anche al suo matrimonio. Inoltre anche nel migliore dei matrimoni possibili i protagonisti cambiano nel corso degli anni, e per Liu viene il momento di chiedersi se l’uomo che è suo marito è ancora la persona che vuole avere vicino, e soprattutto se lei e il marito si conoscono davvero - e tutto questo, paradossalmente, è legato proprio alle circostanze e alle conseguenze della sua nascita, da lei ignorate fino a quel viaggio.

Su tutto il romanzo incombono lo spettro della seconda diga più grande del mondo, all’epoca ancora in fase di costruzione ma i cui lavori sono cominciati molto prima dell’inizio ufficiale, con città e paesi in fase di smantellamento ormai da vari decenni - e la misteriosa zia Chen, che era un tempo la più cara amica della madre di Liu ma di cui Liu non ha quasi sentito parlare né soprattutto ha mai incontrato, e che porta in sé la chiave che aiuta a sciogliere gli interrogativi che affiorano nella protagonista. Le risposte, impreviste ma in un certo senso logiche, arriveranno solo alla fine.

Consigliatissimo a chi desidera conoscere qualcosa del processo di cambiamento che la Cina ha attraversato (e sta ancora attraversando).

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