Claudia Pineros - Le vedove del giovedì / recensione di Silvia Cioni

Pubblicato nel 2005 e arrivato in Italia nel 2008, è il romanzo di esordio della scrittrice argentina Claudia Pineiras, che ci ha vinto il premio Clarin.

Il romanzo, breve e molto scorrevole, è ambientato ad Altos de la Cascada, un lussuoso residence fuori dalla periferia di Buenos Aires - uno di quei residence rigorosamente tagliati fuori dalla realtà circostante, sorvegliati giorno e notte da guardie armate, dove abitano i ricchi sudamericani delle classi emergenti: in uno splendido paesaggio curato e sorvegliato con ogni cura, tra piscine e campi da golf, giardini e parchi, impianti sportivi e appartamenti di lusso abitano i nuovi arricchiti del boom argentino della fine dello scorso millennio. Siamo però alla fine degli anni 90 e qualcosa comincia sempre più vistosamente a scricchiolare nell'economia del paese: il default è ormai dietro l'angolo e anche per i più ricchi funzionari e rappresentanti di compagnie internazionali arrivano improvvisamente lettere di licenziamento, rescissioni di contratti e nonostante gli ottimi curriculum i posti di lavoro a disposizione di questi disoccupati di lusso diventano sempre più scarsi ed evanescenti.

 

Il romanzo si può leggere su almeno tre livelli: sul piano storico, come racconto doloroso del non troppo improvviso crollo economico di un paese visto dalla parte degli apparenti vincitori, con tutte le difficoltà (o addirittura l'impossibilità) di mantenere un tenore di vita indispensabile per chi vive in un residence come Altos de las Cascada e gli espedienti per mantenerlo, fino all'inevitabile fuga quando la situazione diventa insostenibile; oppure come descrizione del sogno di un'alta borghesia e di tutti i compromessi e gli scheletri nell'armadio che si porta dietro (violenza domestica, alcolismo, droga, condizionamenti anche brutali imposti ai figli, che si ritrovano obbligati per contratto a rientrare in un certo standard qualitativo e culturale).

Ma c'è un terzo livello, più sotterraneo e più angoscioso, con vere e proprie venature horror che finiscono per rendere Altos de la Cascada simile a certe ambientazioni distopiche: un piccolo fazzoletto di terra che si regge su regole rigidissime e del tutto estranee al mondo esterno, con comitati di sorveglianza e telecamere interne che controllano che gli abitanti si tengano sempre all'altezza degli standard richiesti e che soprattutto sorvegliano con grande scrupolo ogni possibile devianza da parte dei giovani, i figli cresciuti in quel nido di ovatta dalle regole tanto rigide quanto apparentemente amichevoli. L'ombra del Grande Fratello si staglia minacciosa dietro ad ogni risvolto della vita quotidiana fino a far sospettare il lettore (e anche alcuni personaggi) che la fuga resa obbligatoria dai problemi finanziari possa tutto sommato essere una benedizione.

Finale a sorpresa con due o tre risvolti interni, lettura molto suggestiva.

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